mercoledì 28 giugno 2017

Cima Wilma (2782 m), diedro ovest o via normale

Oggi, 26/06/2017, mi sento un po come il figliol prodigo. Oggi, finalmente, sono tornato a "casa", sono tornato ad arrampicare sulle "mie" Pale.

Salito in giornata il diedro ovest o via normale di Cima Wilma, via semplice ma mai banale.
La via è caratterizzata da un lungo colatoio/rampa/diedro ascendente da destra verso sinistra e lo si raggiunge facilmente dal rifugio Pradidali.
Roccia in generale buona, a tratti un po lisciata dagli eventi atmosferici e a tratti ben appigliata.
Difficoltà sempre contenute sul III grado, tranne un breve tratto centrale dove ho trovato difficoltà sul IV.
Soste attrezzate con chiodi, cordino di collegamento e anello per la discesa in corda doppia.
La via è difficilmente attrezzabile a causa della roccia molto compatta, poche anche le clessidre.
 
Accesso: si lascia l'auto in Val Canali e si sale a piedi al rifugio Pradidali. Da qui si prosegue verso il laghetto senza raggiungerlo. Si abbandona il sentiero e si devia a destra e per tracce fino alla base della parete ovest (3 ore dal parcheggio con buon passo).
 
Attacco: salendo si individua molto facilmente la rampa/diedro che sale da destra verso sinistra.
Si attacca sul bordo piu a destra in corrispondenza di una grande clessidra.
 
Descrizione: la via sale su rocciette rotte con difficoltà di II/III grado, restando sempre all'interno del diedro. Un breve tratto, circa a metà via, di IV.
Le soste sono tutte attrezzate a chiodi, cordino di collegamento ed anello.
Raggiunta la forcella la si scavalca e ci si porta sul versante opposto e per traccia esposta si raggiunge la cresta. Da questa per cresta o per traccia, che passa appena sotto, si raggiunge la cima.
NB: la via nel tratto centrale è facile trovarla bagnata, ciò ci obbliga un po ad uscire dal diedro/canale e portarsi sul lato sinistro in corrispondenza di una bella fessura.
 
Discesa: lungo la linea di salita. Appena sotto la forcella partono le doppie. Calate quasi tutte di 30 metri, tranne una con la quale con la corda da 70 metri con qui sono salito sono attivato ai nodi di fine corda. Le ultime due calate seguono un camino di discesa più verticale e diretto. Attenzione che l'ultima doppia è di circa 50 metri.  Io sono sceso in doppia fino al suo termine e poi in disarrampicata (II).
 
Difficoltà: III con un breve tratto di IV
Sviluppo: 400 metri
Dislivello: 270 metri
Salita solitaria e slegato, tranne il tiro centrale di IV dove sono salito in autosicura.
Tempo impiegato: 5 ore fino alla cima, 4 ore per la discesa
 
La foto con la traccia della salita.
In cima.

giovedì 8 giugno 2017

Riflessioni su una tentata salita (Cervino)

Dopo la mia breve ed unica esperienza sul Cervino dalla via normale italiana (tentativo), voglio fare alcune riflessioni personali.
 
Il Cervino in tutta la sua bellezza
Il tempo (meteorologico)
Prima di tutto il tempo meteorologico, il Cervino è una montagna di oltre 4400 metri di quota ed il tempo è molto variabile. 
Quando soffia il vento è veramente fastidioso e se tira forte crea problemi di equilibrio.
Il freddo è pungente anche con lo zero termico alto.
Dopo recenti nevicate può capitare che la neve nasconda la traccia e questo rende difficile l'orientamento anche se la via è abbastanza logica.
Il verglas è molto insidioso, soprattutto al mattino quando si parte ancora assonnati e con la sola luce della lampada frontale.
 
Il tempo (durata dell'ascensione)
Secondo, prendersi il tempo che serve. Per una salita fatta nei tempi corretti, rilassati ma non troppo, considerare 3 giorni!!!
  • Il primo per la salita da Cervinia al rifugio Carrel, 1800 metri di dislivello.
  • Il secondo per la salita alla cima del Cervino e ritorno alla Carrel.
  • Il terzo per la discesa a valle.
  • Più i giorni per gli accessi stradali.
Non so voi, ma io non sono né un Bonatti né un Killian che si possono permettere una salita e discesa in giornata!!!
 
Dopo una nevicata, le tracce possono scomparire e la salita diventa faticosa.
Preparazione fisica
Terzo, visti i dislivelli importanti, io suggerisco di allenarsi su salite di pari o maggior livello. È consigliabile saper affrontare una salita di 2000 metri di dislivello, con sviluppo di almeno 20 km (salita + discesa) abbastanza agevolmente.
La resistenza prevale sulla forza e bisogna essere lucidi anche nei momenti di stanchezza.
Magari aver salito qualche altro 4000 nella stessa stagione.
Partire riposati.
 
Difficoltà tecniche
Quarto, la via non presenta difficoltà tecniche elevate,  ma bisogna muoversi abbastanza agevolmente sia in salita che in discesa su difficoltà di II-III grado, in conserva corta o meglio se slegati. Pensare di fare tiri di corda normali come in arrampicata è improponibile.
I tratti più difficili sono attrezzati con corde o scalette.
 
A seconda della stagione, spesso si arrampica su terreni misti, con i ramponi ai piedi.
Materiale
Quinto, essere leggeri! Portate il materiale che vi serve e niente di più. Questo vi renderà veloci e sicuri.
A questo scopo ho stillato una lista che io considero indicativa:
  • Zaino da 35 litri
  • Scarponi leggeri, ramponabili, che tengano la neve ed il bagnato
  • Ramponi da misto
  • Piccozza non troppo lunga, io ho utilizzato una da 60 cm classica
  • Imbrago con longe
  • Mezza corda da 60 m, io, salendo in solitaria, ho utilizzato una corda in kevlar da 60 m, per eventuali doppie in discesa
  • Discensore e bloccante
  • Qualche cordino d'abbandono
  • Caschetto da roccia
Abbigliamento
  • Giacca gore-tex
  • Piumino
  • Pile pesante e leggero
  • Pantaloni di media pesantezza che tenga l'aria, neve/pioggia
  • Intimo tecnico lungo
  • Berretto pile
  • Fascia collo
  • Guanti (leggeri e pesanti), eventuali guanti lavoro
  • Ghette
Altro
  • Borraccia (2x0,75), una esterna fissata sullo spallaccio
  • Occhiali
  • Torcia frontale con batterie cariche
  • Crema solare ad alta protezione, anche totale se necessita
  • Barrette, frutta secca, integratori, salame, speck, formaggio,  ...  alimenti a scelta personale
  • Un fornello piccolo a gas e bomboletta carica
  • Un pentolino per far acqua e cuocere gli alimenti
  • Sacco in piuma o sacco letto, al bivacco ci sono le coperte
  • Kit del pronto soccorso
Con questi veloci appunti,  mi auguro, la prossima volta, di ricordami di evitare alcuni "errori" per aumentare le possibilità di successo.

 

domenica 4 giugno 2017

Cima degli Spiriti e Cima Tuckett

Due divertenti itinerari scialpinistici da percorrere in stagione primaverile con partenza dal Passo dello Stelvio.
In stagione estiva possono essere saliti anche a piedi con attrezzatura da ghiacciaio.

Entrambi i percorsi partono dal Passo dello Stelvio (2760 m), direttamente sci ai piedi dal passo sfruttando le piste da sci.

Si sale in direzione del rifugio Livrio. Tratto in comune per entrambi gli itinerari.

Per la Punta degli Spiriti si prosegue costeggiando le piste da sci, fino al loro termine.  Con l'ultima breve salita (150 metri di dislivello) si raggiunge la facile cima a 3465 m.

Per la Cima Tuckett,  dal colle a sud del rifugio Livrio,  si toglie le pelli e si scende verso est fino a portarsi sul ghiacciaio sottostante. 
Si ripella, sempre in direzione est, per un ripido pendio nevoso fino ad un tratto meno ripido fra Cima Tuckett (dx) e cima Madaccio di Dentro (sx).
Si prosegue a destra la larga dorsale fino ad arrivare sulla cima a 3459 m.

A seconda delle condizioni dell'innevamento entrambi i percorsi possono essere raggiunti sci ai piedi o con facile salita su cresta rocciosa.

Discese lungo gli itinerari di salita. Da Cima Tuckett considerare che bisogna risalire fino al colle nei pressi del rifugio Livrio per ridiscendere al Passo dello Stelvio.

Entrambi i percorsi sono spesso tracciati e durante i fine settimana anche affollati.

Punta degli Spiriti
Difficoltà: MS
Dislivello: 700 m
Sviluppo: 9 km

Cima Tuckett
Difficoltà: BS
Dislivello: 1100 m
Sviluppo: 13 km
Traccia della salita a Punta degli Spiriti

Traccia della salita a Cima Tuckett

Verso Cima Tuckett

Vista da Cima Tuckett verso nord

Vista da Cima Tuckett verso l'Ortles


video

giovedì 25 maggio 2017

Cima Cercen, gruppo della Presanella

Bella salita sulla Cima Cercen (3250 m).
Partiti la sera alla volta del bivacco del Rif. Denza, dove abbiamo passato la notte.
Il giorno seguente, ancora col buio, partiti per salire Cima Vermiglio attraverso la via Steinkotter,  ma, ahimè, a causa del mancato rigelo notturno la neve si presentava non portante rendendo l'avvicinamento lento e molto faticoso. 
Abbiamo ripiegato alla vicina Cima Cercen, sfruttando le morene ormai quasi ripulite da neve.
In poco più di 4 ore abbiamo raggiunto la cima e frettolosamente ci siamo apprestati a scendere cercando di restare rigorosamente in traccia.
Il divertimento non è mancato, panorama stupendo e breve ma intensa arrampicatina in cresta per accedere alla cima.
Una salita a torto poco considerata rispetto alle più blasonate vicine cime Presanella e Vermiglio.

Dislivello complessivo: 1400 m circa dal parcheggio
Sviluppo: 19 km circa
Tempi: 1,5 ore per il rif. Denza, 4 ore per salire sulla Cima Cercen, 4 ore per la discesa al punto di partenza




le nostre ombre e sullo sfondo Cima Cercen
Verso la cima
Le roccette finali per raggiungere la cima

Sulla Cima Cercen

mercoledì 17 maggio 2017

Cima Brenta, scivolo nord

Da tempo osservavo questa salita, salita, che io considero una classica su Cima Brenta in stagione primaverile.
Spesso scesa con gli sci, ma non conoscendo le condizioni del canale ho preferito affrontarla a piedi senza sci.
Partenza da Vallesinella,  in poco meno di 2 ore si arriva al rif. Tuckett. Si continua verso la Bocchetta di Tuckett fino ad intravvedere lo scivolo nord che scende direttamente dalla Cima di Brenta sulla destra.
Lo si sale con pendenza inizialmente di 50°, pendenza che poi aumenta in prossimità della cima (60°) e qualche facile passaggio su rocciette (II).
 
Dislivello totale: 1600 m circa
Sviluppo: 20 km circa
Tempo impiegato 5 ore (salita) + 3 ore (discesa, dalla stessa linea di salita)
Difficoltà: D (pendenze max di 60° e passaggi su roccia di II)
Attrezzatura consigliata: normale dotazione alpinistica, piccozza e ramponi. 
Salita eseguita in solitaria.

Sul canalino finale prima della cresta finale
 
Pendii finali
 
L'ultimo tratto

In cima

 
video

mercoledì 29 marzo 2017

Via nella tana dell'orso, Ceraino sx idro

Via nella tana dell'orso è la nuova via di roccia, completata ad inizio primavera 2017, alla Chiusa di Ceraino sinistra idrografica.
Si pone fra i settori Eldorado e la Prua e fa compagnia alla sua precedente linea via Explore nata 2-3 anni prima (sempre dallo scrivente).

Presenta uno sviluppo complessivo di circa 100 metri ed oppone difficoltà obbligatorie di 6a e difficoltà massime di 6c/7a (da confermare), difficoltà massima concentrata solo nello strapiombo del primo tiro, aperto in artificiale dal basso in solitaria; i restanti tiri sono stati aperti con la corda dall'alto per ricercare una linea più arrampicabile e non danneggiata dai fittoni applicati dalla ferrovia (ricordiamo che in passato, nella parte sottostante, passava il treno, successivamente fatto passare in galleria).

Attualmente la linea è stata ripulita da sassi instabili ed erbacce ma è ancora un po sporca da e terra nei vari buchetti/fessure e cenge, mi auguro che qualche ripetizione riesca a pulirla meglio!
 
Descrizione
Come si diceva la via è composta da 4 tiri, per uno sviluppo complessivo di circa 100 metri.
Il primo tiro presenta un difficile ed impagnativo strapiombo che dev'essere ancora liberato, ma lo si può superare in A1 o A0 per i più alti e tratti di 6b obbligatorio. (25 m, 6c/7a)
Continua un facile e breve tiretto di 5a su rocce un po rotte. (15 m, 5a)
Il terzo tiro parte con un bel muretto verticale di 6a+, per terminare su più facili placche appoggiate. (25 m, 5c/6a+)
Il quarto e ultimo tiro, parte su roccie facili, qualche passaggio su una placca tecnica (6a) e termina con un breve e leggero strapiombo (6a) ben manigliato (forse il tiro più divertente dell'intera via). (30 m, 5c/6a)

La via è attrezzata a spit (leggermente più distanziati rispetto alla normale chiodatura da falesia) e cordini sulle clessidre. Nei tratti più facili o dove la natura lo consente, è stato lasciato spazio per proteggersi con friend o nut, quindi può risultare utile portarsi con se qualche friend medio/piccolo.
 
Nel complesso la via risulta essere divertente e spero diventi una classifica di questa sx idrografica ancora poco frequentata, difatti le altre vie nel circondario presentano difficoltà ben superiori e nelle mie numerose uscite non ho mai trovato anima viva!!!

Il mio obbiettivo era creare una via facile e forse con questa nuova linea ci sono riuscito!?!?! Lascio a voi il giudizio finale.
 
A seguito lascio lo schizzo delle vie (anche lo schizzo della vicino via Explore, che pur logica linea è disturbata dai fittoni all'inizio citati) e le indicazioni per raggiungerle (accesso in 5 min dal parcheggio auto).
 
Grazie e buon divertimento.
 
 
Via tana dell'orso
Aperta da Bosaro Andrea (in solitaria,  dal basso e dall'alto, tra l'autunno del 2016 e la primavera del 2017)
Sviluppo: 100 m
Dislivello: 95 m
Difficoltà: 6c/7a  max (da confermare), 6a e A1 obb. 
Esposizione: sud-oest

Protezioni a fix e cordoni nelle clessidre  (può risultare utile qualche friend medio/piccolo per integrare nei tratti più facili)
 
Accesso: 100 metri più a sud del ristorante alla Chiusa di Ceraino, piccolo parcheggio con 2/3 posti auto.
Prendere la traccia di sentiero che porta verso la parete rocciosa. Proseguire in direzione sud rimanendo vicino alla parete. Superare un piccolo risalto roccioso (cordino e pioli aiutano a superarlo).  Seguire la parete rocciosa sempre verso sud. Superare l'attacco della via Explore e dopo 10 metri si arriva alla via nella tana dell'orso.
 
Discesa in corda doppia lungo la via. È sufficiente una corda singola da 60 metri.
 
 
Nota: la via Explore è un'altra via interessante che vale almeno una ripetizione.
Segue con logica l'evidente diedro fino alla cengia dove a termine la via.
Sviluppo: 100 m
Dislivello: 95 m
Difficoltà: 6a e A0
Aperta dal basso da Bosaro Andrea in solitaria tra il 2015 e 2016.
Discesa in corda doppia lungo la via (una corda singola da 60 metri è sufficiente)..
Protezioni abbondanti a fix.
Purtroppo la via, come dice il nome,  è di carattere esplorativo e purtroppo l'arrampicata è spesso disturbata dai fittoni in ferro conficcati nella roccia dagli operai della ferrovia, che da un lato appesantiscono la linea e dall'altro ne agevolano la salita.
 
 
 
 

sabato 18 febbraio 2017

Colle del Vioz, Val di Pejo

Altra bella gita scialpinistica sulla cresta delle 13 cime.
Partenza da Pejo con gli impianti di risalita che in breve ci portano, Elena ed io, al Dos dei Gembri a quota 2300 metri circa.
Risalita, in parte, lungo le piste da discesa  direzione nord. 
Abbandonata la pista a quota 2800 metri circa per imboccare l'ampia valle che porta direttamente al colle. 
Inizialmente su pendii lievi, ma in prossimità del colle la pendenza si fa più elevata fino a portarsi in alcuni punti a 35/40 gradi. 
Superato il tratto chiave si arriva in breve al colle a quota 3302 metri.
Discesa lungo l'itinerario di salita e poi lungo le piste da sci fino a Pejo, ma con un dislivello in discesa di quasi 2000 metri a fronte di un dislivello in salita di 1050 metri....non male!!!

Giornata solare e a tratti anche calda. Vento in quota ed un pendio nevoso, nel tratto più ripido, a mio avviso,  quasi al limite, almeno oggi.
Panorami mozzafiato, sicuramente da ritornarci a breve, con neve completamente assetata per una salita al Monte Vioz direttamente dalla pala.

Difficoltà: BS
Dislivello in salita: 1050 m
Dislivello in discesa: 2000 m
Sviluppo complessivo: 10 km circa
Esposizione: sud








martedì 31 gennaio 2017

Cascate di ghiaccio Rio Paraiso (Breonio, Monti Lessini)

Sui Monti Lessini e più precisamente vicino al paese di Breonio (860 m) troviamo un vaio denominato Rio Paradiso.
Questo vaio viene percorso, in genere, d'estate per le sue belle cascate, ma quest'inverno (2016-17) viste le relative basse temperature, il torrente che vi scorre al suo interno si è ghiiacciato, presentando vari muretti di bel ghiaccio alti da pochi metri a un paio di decine di metri (il salto più alto circa 25-30 metri).
Viste le eccezzionali condizioni non potevo non farci un giro e cosi oggi, approfittando di una mezza giornata disponibile, mi ci sono avventurato da solo.

Avvicinamento: raggiungere il paese di Breonio (Verona).
Parcheggiare l'auto a Breonio paese ed imboccare il sentiero Breonio/Peri. Seguirlo in discesa, inizialmente su strada sterrata e poi su sentiero. Al bivio seguire le indicazioni Rio Paradiso fino a portarsi sul letto del torrente. (30 min circa da Breonio).

Attacco e descrizione: abbandonare il sentiero e seguire il letto del torrente. Consiglio di indossare immediatamente i ramponi, anche se il ghiaccio è sottile o fra pietre.
In breve si raggiunge la prima cascata di ghiaccio,  un facile salto di ghiaccio alto una decina di metri.
Si prosegue ancora, sempre seguendo il torrente. Altri facili salti ghiacciati alti da pochi metri fino a una dozzina di metri.
Fino a raggiungere il muro più bello ed alto. Una paretina di ghiaccio alta circa 25-30 metri con difficoltà tra il 3+ ed il 4 a seconda se la si prende a destra o a sinistra.
Oggi, in questo punto, ho trovato una cordata che saliva sul lato destro, più facile.
Io ho optato per il lato sinistro dove la parete ghiacciata si verticalizza con ghiaccio a cavolfiori e candelette. Per fortuna le cordate che mi hanno preceduto sono state numerose e per questo gli agganci ed appoggi sono generosi. Comunque da non sottovalutare anche perché la salita è costante sugli 85° senza punti di riposo.
Salito questo bel salto, il torrente prosegue ancora un po fino all'ultimo facile salto di altri 15 metri.

Rientro: all'uscita delle cascate ci si ritrova sul sentiero di ritorno che prosegue in salita, un po su sentiero e un po su strada sterrata fino a ritornare al paese di Breonio.

In totale i salti più interessanti sono 3-4 (fra 10 e 30 metri) ma simpatici sono anche tutti gli altri saltini minori.

Un dislivello nel vaio di circa 150 metri (sommando i dslivelli delle varie cascate e raccordi fra di esse).

Le difficoltà variano in genere sul 3, unico tratto più difficile è il lato sinistro della cascata più alta, direi sul 4.

L'itinerario da me seguito copre una lunghezza di poco superiore ai 6 km ed un dislivello complesivo di circa 600 metri.








mercoledì 25 gennaio 2017

Cascata di ghiaccio Madre, Vallorz (Val di Rabbi)

I ghiaccio anche in Vallorz, traversa della Val di Rabbi.
Una Vallorz un po carente di ghiaccio complice la siccità del periodo e l'inverno relativamente poco freddo.

Oggi, con l'amico Carlo, abbiamo salito la cascata Madre, sicuramente la più imponente della valle.

In posizione centrale, presenta sempre ottimo e abbondante ghiaccio, tanto da permettere la salita di più cordate  contemporaneamente affiancate.
Presenta tratti appoggiati intervallati da brevi muretti più ripidi.

Sicuramente è una tra le più ben formate, non si può certo dire la stessa cosa per le vicine Grand Hotel e la Colonna del Salto Mortale, le quali presentano varie interruzzioni di ghiaccio e festoni minacciosi. Buone condizioni anche per la cascata Salto degli Angeli.

Caratteristiche della Cascata Madre
Difficoltà: II/3+
Sviluppo: 250 m
Esposizione: nord
Discesa: lungo il sentiero estivo o in corda doppia su alberi e roccia (spit) sul lato destro idrografico e centralmente su una grossa roccia che riesce a spuntare dal ghiaccio.






I pallini verdi le soste su rocvia o alberi.

mercoledì 18 gennaio 2017

Cascata di ghiaccio Paperoga di Cima Coldai (Civetta)

In solitaria su una Papaeroga a Cima Coldai

La prima volta che sentii parlare di questa cascata, fu ad opera di un amico diversi anni fa, ma al tempo avevo altri interessi e non avevo idea delle sue caratteristiche.
Successivamente, per curiosità, iniziai ad interessarmi ad essa e nacque in me il desiderio di salirla.
Negli ultimi tempi la misi nell'elenco dei mie progetti futuri. 

Ma solo quest'anno mi impegnai a programmare un'uscita per poterla ripetere, c'era solo da far coincidere diversi fattori: tempo meteoreologico, tempo personale e di un eventuale amico che mi potesse seguire in questa avventura, e vi assicuro che non è facile riuscire a far tutto insieme.

Le condizioni meteo erano perfette: poca neve per l'accesso, due giorni liberi per organizzarmi senza fare corse stressanti. Mancava solo il compagno, ma non essenziale, infatti non è la prima volta che mi avventuro da solo.

Il primo giorno salgo con calma in Dolomiti, con l'occasione prendo spunto per conoscere meglio le vallate delle montagna bellunesi, non si sa mai che si riesca a trovare qualche altro spunto per altri progetti.

Nel tardo pomeriggio arrivo ad Alleghe e salgo al Pian di Pezze, facilmente raggiungibile in auto (volendo anche con cabinovia direttamente da Alleghe) e con l'occasione faccio un po di foto al vicino Civetta, sempre ardita cima da raggiungere dalla sua parete ovest.

All'imbrunire torno nuovamente ad Alleghe e mi cerco un posticino per andare a mangiare ed un luogo tranquillo per passare la notte nella mia auto adibita a bivacco.

La notte passa tranquilla e neanche poi tanto fredda, come temevo, solo -7°C la minima.

Il giorno seguente, con calma, mi alzo. Caffè e briosche al bar e poi salgo nuovamente al Pian di Pezze.
La giornata non è spettacolare come il giorno precedente, ma accettabile, da fastidio solo il vento gelato che spira da nord ovest.

Zaino in spalle e parto, anche se non sono convintissimo di quello che sto facendo, mal che vada mi faccio un giro.
Procedo velocemente in salita sulle piste da sci, cercando di scaldarmi. Ma è inutile, resterò con i piedi freddi per tutta la giornata e solo la sera al mio ritorno in auto, riuscirò a riscaldarmi in modo decente.
Procedo seguendo le piste da sci in direzione della parete nord di Cima Coldai.

Come dice la relazione, proseguire lungo le piste e non abbandonarle fino a quasi raggiungere il punto più alto di esse, in prossimità di una piccola casetta di legno sul lato sinistro delle piste (salendo).
Solo a questo punto, sulla destra, si individua fra i mughi una sorta di traccia che si percorre in direzione della parete (in verità io ho seguito le numerose tracce di chi mi ha preceduto ed a giudicare la traccia sono stati veramente molti!!!).


La parete nord di Cima Coldai. Al centro, poco sopra il bosco, si intravvedono le colate di ghiaccio bianche.

Comunque a quel punto della salita si vedono già le cascate: Paperoga e Hypercoldai.

La traccia che costeggia la parete.

Si costeggia la parete nord in salita. Fra le pietre (salito in assenza di neve) si intravvede una leggera traccia di salita, nessun ometto, e comunque sia non si può sbagliare anche se si esce dalla traccia.
Si continua in direzione del catino nord, fino ad entravi.


La cascata Paperoga, da suo punto più basso.

A questo punto si vedono chiaramente le colate, in particolare e ben visibile Paperoga sulla sinistra e più a destra incassata fra le rocce Hypercoldai.
Si può lasciare lo zaino alla base delle cascate, riparato fra i sassi da eventuali scariche di ghiaccio o massi di roccia. (1,5 ore da Pian di Pezze con poca o assenza di neve).
Salendo noto che una cordata di 2 persone è su Paperoga, poco male, magari mi posso unire a loro in discesa in corda doppia, altrimenti con la mia corda da 70 metri non mi passa più.

In salita nei primi tiri di Papaeroga.

Mi preparo velocemente, fa un freddo cane, il mio termometro segna -14°C e tira un "bel venticello"!!!
Mi imbrago, mi preparo le viti da ghiaccio, la mia autosicura e lo zainetto con all'interno la corda già filata qualora decidessi di utilizzarla durante la salita (che poi non userò),
E parto!!!
I primi risalti sono facili e li supero senza nessun problema, anche perché ci sono tanti buchi e tante volte la picozza la aggancio risparmiando anche energie. Il ghiaccio è secco, ma in buone condizioni.

I tiri centrali di Paperoga.

Mi porto in questo modo al primo vero tiro, e probabilmente anche il più difficile di tutta la cascata. Si tratta di un salto di ghiaccio lungo una ventina di metri sugli 80° più o meno, ma sono passate talmente tante persone che vi sono quasi gli scalini!!!
Salgo velocemente, super concentrato nei miei movimenti, tanto che mi curo solo di arrampicare e non bado a niente di quello che mi stà attorno, Non noto nemmeno le soste su roccia che in verità avrei dovuto notare per poi sapere come organizzare le mie doppie.
Salendo senza corda, non noto nemmeno quanti metri salgo, o eventualmente le lunghezze di corda che avrei dovuto fare. 
Poi la cordata che mi procedeva é stata particolarmente brava a non scaricare nulla come pezzi di ghiaccio o sassi.
Quindi in breve li ho raggiunti e fermatomi un paio di metri a loro distanza li ho salutato cortesemente. Dalle prime chiacchiere fatte, noto subito una voce famigliare, scoprirò subito dopo che uno è un mio amico ed entrambi di Verona. Che "culo" penso fra me me!!! Immediatamente gli chiedo di potermi unire a loro in discesa. Loro gentilmente acconsentono.
Sono talmente bravi, che mi lasciano passare davanti e posso proseguire con la mia andatura.
Poi di tanto in tanto, durante la mia salita, mi fermerò per constatare ancora di averli vicino e non perdermi la possibilità di scendere molto più facilmente con loro.
Arrivo così ad una zona meno ripida, ancora qualche muretto un po' ripido, ma numerosi tratti appoggiati. Sono ormai al termine.
Un ultimo risalto di una dozzina di metri e poi l'ultimo tratto appoggiato, forse l'ultimo tiro.
Noto una sosta su roccia sulla destra (nb: le soste su roccia sono tutte sulla destra salendo + abalakov), decido di fermarmi l'ultimo facile tiro decido di non salirlo, io sono più che contento così.
Dopo un po di tempo arrivano anche i miei due amici e vista l'ora decidono anche loro di fermarsi.
Iniziamo i preparativi per la discesa. Se i nostri calcoli sono giusto con 6 doppie dovremmo ritornare alla base della cascata.




Una delle soste su roccia.

In tre si è un più lenti, ma l'intesa è stata ottima fin dall'inizio e nel tempo di poco più di un'ora e mezza siamo alla base. Durante la discesa abbiano attrezzato anche una nuova sosta su ghiaccio (abalakov) perché la precedente sommersa e inglobata dal ghiaccio.
Il tempo di bere qualcosa di caldo, riporre corda e materiale negli zaini e riprendiamo la discesa seguendo la traccia della salita.
Arriviamo all'auto a pomeriggio inoltrato, ma ancora con la presenza di luce solare.

In sosta, aspettando che i miei amici mi raggiungessero, ho avuto tempo di fare anche quattro foto.

Discesa in corda doppia.

Caratteristiche della cascata Paperoga
Difficoltà: III/3
Sviluppo: 250 metri circa (7 lunghezze di corda)
Partenza: Pian di Pezze (1450 m)
Quota d'attacco: 1850 m circa
Esposizione: nord
Discesa: in corda doppia lungo la linea di salita (soste su roccia sx idrografica e abalakov)
Per una ripetizione calcolare (tempo stimato): 7-8 ore (1,5 ora di avvicinamento, 3-4 ore per la salita, 1 ora per la discesa in doppia e 1 ora per la discesa a Pian di Pezze)
Salita il 17 gennaio 2017 in solitaria e slegato


Gran bella cascata questa Paperoga a Cima Coldai, semplice ma mai banale.
Salita in condizioni di ghiaccio molto buone, anche quando il ghiaccio era secco era ben penetrabile senza si formassero rose, solo un tratto a metà cascata con ghiaccio un po bagnato, diciamo un po più di plastico, ma comunque sempre molto buono.
Se aggiungiamo il fatto della quasi completa assenza di neve sia lungo l'avvicinamento che lungo la cascata, direi che meglio di così non poteva andare.
Unica nota negativa, se mi è concesso dirlo, la maggior parte delle soste su roccia lavoravano molto male. Tutte fisse, ma con i tiranti che spesso facevano lavorare un solo chiodo. Non dico di piantare gli spit, ma se ci fossero delle soste costruite meglio sarebbe più sicuro l'intero percorso.

In conclusione, una via super consigliata, in ambiente fantastico e le vicine piste da sci non disturbano affatto.