martedì 31 gennaio 2017

Cascate di ghiaccio Rio Paraiso (Breonio, Monti Lessini)

Sui Monti Lessini e più precisamente vicino al paese di Breonio (860 m) troviamo un vaio denominato Rio Paradiso.
Questo vaio viene percorso, in genere, d'estate per le sue belle cascate, ma quest'inverno (2016-17) viste le relative basse temperature, il torrente che vi scorre al suo interno si è ghiiacciato, presentando vari muretti di bel ghiaccio alti da pochi metri a un paio di decine di metri (il salto più alto circa 25-30 metri).
Viste le eccezzionali condizioni non potevo non farci un giro e cosi oggi, approfittando di una mezza giornata disponibile, mi ci sono avventurato da solo.

Avvicinamento: raggiungere il paese di Breonio (Verona).
Parcheggiare l'auto a Breonio paese ed imboccare il sentiero Breonio/Peri. Seguirlo in discesa, inizialmente su strada sterrata e poi su sentiero. Al bivio seguire le indicazioni Rio Paradiso fino a portarsi sul letto del torrente. (30 min circa da Breonio).

Attacco e descrizione: abbandonare il sentiero e seguire il letto del torrente. Consiglio di indossare immediatamente i ramponi, anche se il ghiaccio è sottile o fra pietre.
In breve si raggiunge la prima cascata di ghiaccio,  un facile salto di ghiaccio alto una decina di metri.
Si prosegue ancora, sempre seguendo il torrente. Altri facili salti ghiacciati alti da pochi metri fino a una dozzina di metri.
Fino a raggiungere il muro più bello ed alto. Una paretina di ghiaccio alta circa 25-30 metri con difficoltà tra il 3+ ed il 4 a seconda se la si prende a destra o a sinistra.
Oggi, in questo punto, ho trovato una cordata che saliva sul lato destro, più facile.
Io ho optato per il lato sinistro dove la parete ghiacciata si verticalizza con ghiaccio a cavolfiori e candelette. Per fortuna le cordate che mi hanno preceduto sono state numerose e per questo gli agganci ed appoggi sono generosi. Comunque da non sottovalutare anche perché la salita è costante sugli 85° senza punti di riposo.
Salito questo bel salto, il torrente prosegue ancora un po fino all'ultimo facile salto di altri 15 metri.

Rientro: all'uscita delle cascate ci si ritrova sul sentiero di ritorno che prosegue in salita, un po su sentiero e un po su strada sterrata fino a ritornare al paese di Breonio.

In totale i salti più interessanti sono 3-4 (fra 10 e 30 metri) ma simpatici sono anche tutti gli altri saltini minori.

Un dislivello nel vaio di circa 150 metri (sommando i dslivelli delle varie cascate e raccordi fra di esse).

Le difficoltà variano in genere sul 3, unico tratto più difficile è il lato sinistro della cascata più alta, direi sul 4.

L'itinerario da me seguito copre una lunghezza di poco superiore ai 6 km ed un dislivello complesivo di circa 600 metri.








mercoledì 25 gennaio 2017

Cascata di ghiaccio Madre, Vallorz (Val di Rabbi)

I ghiaccio anche in Vallorz, traversa della Val di Rabbi.
Una Vallorz un po carente di ghiaccio complice la siccità del periodo e l'inverno relativamente poco freddo.

Oggi, con l'amico Carlo, abbiamo salito la cascata Madre, sicuramente la più imponente della valle.

In posizione centrale, presenta sempre ottimo e abbondante ghiaccio, tanto da permettere la salita di più cordate  contemporaneamente affiancate.
Presenta tratti appoggiati intervallati da brevi muretti più ripidi.

Sicuramente è una tra le più ben formate, non si può certo dire la stessa cosa per le vicine Grand Hotel e la Colonna del Salto Mortale, le quali presentano varie interruzzioni di ghiaccio e festoni minacciosi. Buone condizioni anche per la cascata Salto degli Angeli.

Caratteristiche della Cascata Madre
Difficoltà: II/3+
Sviluppo: 250 m
Esposizione: nord
Discesa: lungo il sentiero estivo o in corda doppia su alberi e roccia (spit) sul lato destro idrografico e centralmente su una grossa roccia che riesce a spuntare dal ghiaccio.






I pallini verdi le soste su rocvia o alberi.

mercoledì 18 gennaio 2017

Cascata di ghiaccio Paperoga di Cima Coldai (Civetta)

In solitaria su una Papaeroga a Cima Coldai

La prima volta che sentii parlare di questa cascata, fu ad opera di un amico diversi anni fa, ma al tempo avevo altri interessi e non avevo idea delle sue caratteristiche.
Successivamente, per curiosità, iniziai ad interessarmi ad essa e nacque in me il desiderio di salirla.
Negli ultimi tempi la misi nell'elenco dei mie progetti futuri. 

Ma solo quest'anno mi impegnai a programmare un'uscita per poterla ripetere, c'era solo da far coincidere diversi fattori: tempo meteoreologico, tempo personale e di un eventuale amico che mi potesse seguire in questa avventura, e vi assicuro che non è facile riuscire a far tutto insieme.

Le condizioni meteo erano perfette: poca neve per l'accesso, due giorni liberi per organizzarmi senza fare corse stressanti. Mancava solo il compagno, ma non essenziale, infatti non è la prima volta che mi avventuro da solo.

Il primo giorno salgo con calma in Dolomiti, con l'occasione prendo spunto per conoscere meglio le vallate delle montagna bellunesi, non si sa mai che si riesca a trovare qualche altro spunto per altri progetti.

Nel tardo pomeriggio arrivo ad Alleghe e salgo al Pian di Pezze, facilmente raggiungibile in auto (volendo anche con cabinovia direttamente da Alleghe) e con l'occasione faccio un po di foto al vicino Civetta, sempre ardita cima da raggiungere dalla sua parete ovest.

All'imbrunire torno nuovamente ad Alleghe e mi cerco un posticino per andare a mangiare ed un luogo tranquillo per passare la notte nella mia auto adibita a bivacco.

La notte passa tranquilla e neanche poi tanto fredda, come temevo, solo -7°C la minima.

Il giorno seguente, con calma, mi alzo. Caffè e briosche al bar e poi salgo nuovamente al Pian di Pezze.
La giornata non è spettacolare come il giorno precedente, ma accettabile, da fastidio solo il vento gelato che spira da nord ovest.

Zaino in spalle e parto, anche se non sono convintissimo di quello che sto facendo, mal che vada mi faccio un giro.
Procedo velocemente in salita sulle piste da sci, cercando di scaldarmi. Ma è inutile, resterò con i piedi freddi per tutta la giornata e solo la sera al mio ritorno in auto, riuscirò a riscaldarmi in modo decente.
Procedo seguendo le piste da sci in direzione della parete nord di Cima Coldai.

Come dice la relazione, proseguire lungo le piste e non abbandonarle fino a quasi raggiungere il punto più alto di esse, in prossimità di una piccola casetta di legno sul lato sinistro delle piste (salendo).
Solo a questo punto, sulla destra, si individua fra i mughi una sorta di traccia che si percorre in direzione della parete (in verità io ho seguito le numerose tracce di chi mi ha preceduto ed a giudicare la traccia sono stati veramente molti!!!).


La parete nord di Cima Coldai. Al centro, poco sopra il bosco, si intravvedono le colate di ghiaccio bianche.

Comunque a quel punto della salita si vedono già le cascate: Paperoga e Hypercoldai.

La traccia che costeggia la parete.

Si costeggia la parete nord in salita. Fra le pietre (salito in assenza di neve) si intravvede una leggera traccia di salita, nessun ometto, e comunque sia non si può sbagliare anche se si esce dalla traccia.
Si continua in direzione del catino nord, fino ad entravi.


La cascata Paperoga, da suo punto più basso.

A questo punto si vedono chiaramente le colate, in particolare e ben visibile Paperoga sulla sinistra e più a destra incassata fra le rocce Hypercoldai.
Si può lasciare lo zaino alla base delle cascate, riparato fra i sassi da eventuali scariche di ghiaccio o massi di roccia. (1,5 ore da Pian di Pezze con poca o assenza di neve).
Salendo noto che una cordata di 2 persone è su Paperoga, poco male, magari mi posso unire a loro in discesa in corda doppia, altrimenti con la mia corda da 70 metri non mi passa più.

In salita nei primi tiri di Papaeroga.

Mi preparo velocemente, fa un freddo cane, il mio termometro segna -14°C e tira un "bel venticello"!!!
Mi imbrago, mi preparo le viti da ghiaccio, la mia autosicura e lo zainetto con all'interno la corda già filata qualora decidessi di utilizzarla durante la salita (che poi non userò),
E parto!!!
I primi risalti sono facili e li supero senza nessun problema, anche perché ci sono tanti buchi e tante volte la picozza la aggancio risparmiando anche energie. Il ghiaccio è secco, ma in buone condizioni.

I tiri centrali di Paperoga.

Mi porto in questo modo al primo vero tiro, e probabilmente anche il più difficile di tutta la cascata. Si tratta di un salto di ghiaccio lungo una ventina di metri sugli 80° più o meno, ma sono passate talmente tante persone che vi sono quasi gli scalini!!!
Salgo velocemente, super concentrato nei miei movimenti, tanto che mi curo solo di arrampicare e non bado a niente di quello che mi stà attorno, Non noto nemmeno le soste su roccia che in verità avrei dovuto notare per poi sapere come organizzare le mie doppie.
Salendo senza corda, non noto nemmeno quanti metri salgo, o eventualmente le lunghezze di corda che avrei dovuto fare. 
Poi la cordata che mi procedeva é stata particolarmente brava a non scaricare nulla come pezzi di ghiaccio o sassi.
Quindi in breve li ho raggiunti e fermatomi un paio di metri a loro distanza li ho salutato cortesemente. Dalle prime chiacchiere fatte, noto subito una voce famigliare, scoprirò subito dopo che uno è un mio amico ed entrambi di Verona. Che "culo" penso fra me me!!! Immediatamente gli chiedo di potermi unire a loro in discesa. Loro gentilmente acconsentono.
Sono talmente bravi, che mi lasciano passare davanti e posso proseguire con la mia andatura.
Poi di tanto in tanto, durante la mia salita, mi fermerò per constatare ancora di averli vicino e non perdermi la possibilità di scendere molto più facilmente con loro.
Arrivo così ad una zona meno ripida, ancora qualche muretto un po' ripido, ma numerosi tratti appoggiati. Sono ormai al termine.
Un ultimo risalto di una dozzina di metri e poi l'ultimo tratto appoggiato, forse l'ultimo tiro.
Noto una sosta su roccia sulla destra (nb: le soste su roccia sono tutte sulla destra salendo + abalakov), decido di fermarmi l'ultimo facile tiro decido di non salirlo, io sono più che contento così.
Dopo un po di tempo arrivano anche i miei due amici e vista l'ora decidono anche loro di fermarsi.
Iniziamo i preparativi per la discesa. Se i nostri calcoli sono giusto con 6 doppie dovremmo ritornare alla base della cascata.




Una delle soste su roccia.

In tre si è un più lenti, ma l'intesa è stata ottima fin dall'inizio e nel tempo di poco più di un'ora e mezza siamo alla base. Durante la discesa abbiano attrezzato anche una nuova sosta su ghiaccio (abalakov) perché la precedente sommersa e inglobata dal ghiaccio.
Il tempo di bere qualcosa di caldo, riporre corda e materiale negli zaini e riprendiamo la discesa seguendo la traccia della salita.
Arriviamo all'auto a pomeriggio inoltrato, ma ancora con la presenza di luce solare.

In sosta, aspettando che i miei amici mi raggiungessero, ho avuto tempo di fare anche quattro foto.

Discesa in corda doppia.

Caratteristiche della cascata Paperoga
Difficoltà: III/3
Sviluppo: 250 metri circa (7 lunghezze di corda)
Partenza: Pian di Pezze (1450 m)
Quota d'attacco: 1850 m circa
Esposizione: nord
Discesa: in corda doppia lungo la linea di salita (soste su roccia sx idrografica e abalakov)
Per una ripetizione calcolare (tempo stimato): 7-8 ore (1,5 ora di avvicinamento, 3-4 ore per la salita, 1 ora per la discesa in doppia e 1 ora per la discesa a Pian di Pezze)
Salita il 17 gennaio 2017 in solitaria e slegato


Gran bella cascata questa Paperoga a Cima Coldai, semplice ma mai banale.
Salita in condizioni di ghiaccio molto buone, anche quando il ghiaccio era secco era ben penetrabile senza si formassero rose, solo un tratto a metà cascata con ghiaccio un po bagnato, diciamo un po più di plastico, ma comunque sempre molto buono.
Se aggiungiamo il fatto della quasi completa assenza di neve sia lungo l'avvicinamento che lungo la cascata, direi che meglio di così non poteva andare.
Unica nota negativa, se mi è concesso dirlo, la maggior parte delle soste su roccia lavoravano molto male. Tutte fisse, ma con i tiranti che spesso facevano lavorare un solo chiodo. Non dico di piantare gli spit, ma se ci fossero delle soste costruite meglio sarebbe più sicuro l'intero percorso.

In conclusione, una via super consigliata, in ambiente fantastico e le vicine piste da sci non disturbano affatto.

domenica 15 gennaio 2017

Dry & Ice Climbing in Val di Revolto

Anche quest'anno è iniziata la stagione di ghiaccio in Val di Revolto sul Gruppo del Carega.
Le condizioni non sono ottimali, anzi direi molto scarse, complice il freddo latitante (-2°C nel canyon) e la siccità degli ultimi mesi.
Ciò nonostante due linee: sono salibili, ma in buona parte in dry tooling.

Oggi, 14 gennaio 2017, ho salito, da solo, la piccola colonna del canyon, quasi tutta total dry a parte gli ultimissimi metri dove una fragile colonna di ghiaccio permetteva di usare le picozze nel modo più classico.
Ottima via per fare esercizio e prepararsi pet salite più difficili.

Queste le sue caratteristiche
Lunghezza: 20 metri circa
Difficoltà: D4/5

Per quanto riguarda le altre linee nel canyon:
- lo scivolo è in formazione, con ghiaccio molto sottile e non proteggibile. Se continuerà a far freddo potrebbe essere in condizioni fra un paio di settimane o forse anche prima;
- mentre la colonna del canyon è in pessime condizioni. È perccoribile solamente e completamente in dry tooling e non vi sono nemmeno tracce di ghiaccio in formazione. 

Non percorribili sono anche molte altre cascate a partire da quelle sul Plische sia nel canalone nord ovest che quelle davanti al rifugio Revolto.

Quindi non ci resta che aspettare e sperare che il freddo perduri a lungo.


Le "colate" come si presentano attualmente all'ingresso del canyon.


La piccola colonna. Ghiaccio stalattitico molto fragile. 


Lo scivolo, a candelette. Ancora in formazione.

sabato 7 gennaio 2017

Val Paghera - Ice climbing

Partiti con idee ben più bellicose, poi, viste le temperature ampiamente sotto zero ed i forti venti da nord, abbiamo, Matteo ed io, "ripiegato" per una salita plasir in Val Paghera.
Saliamo di prima mattina ed al parcheggio del Rifugio delle cascate il termometro segna -12°C !!!
Ci prepariamo in auto e solo dopo usciamo ed iniziamo la salita verao le cascate.
Salendo, nel boschetto, per fortuna riusciamo a scaldarci ed arriviamo in breve alle prime colate.
Innanzi a noi una cordata ha già attaccato la cascata Albero di Natale di destra e noi optiamo per quella di sinistra.
Il ghiaccio si rivela immediatamente bello morbido, a tratti anche troppo bagnato. A metà cascate le corde sono già ben legnose a causa del ghiaccio che vi si è formato in superficie. Ma nonostante le difficoltà nel manovrarle, saliamo spediti ed in breve siamo già al termine.
Veloci, anche troppo veloci, allora visto che abbiamo ancora un bel po di tempo optiamo per salire anche la cascata Mazinga Z. Su quest'ultima il ghiaccio è un po secco, ma ben scalabile.
A questo punto siamo entrambi soddisfatti e decidiamo di rientrare lungo il sentiero perfettamente pulito da neve, visto che, ahimè,  di precipitazioni è da tempo che non se ne vedono.

Albero di Natale

Matteo al secondo tiro di Albero di Natale

In sosta

Mazinga Zeta

Ai piedi di Mazinga Zeta


Io, all'attacco di Mazinga Zeta

Sosta al termine di Mazinga Zeta....che sia sicura???? :)))

Albero di Natale (ramo sinistro)
Lunghezza: 115 m
Difficoltà: II 3+

Mazinga Zeta
Lunghezza: 45 m
Difficoltà: II 3+